Cesso

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s. m. –  dall’italiano antico “cessarsi” col significato di “ritirarsi”, indica un oggetto e per metonimia un luogo sacro (dal latino sacer, “separato”) in cui l’uomo ama rifugiarsi, lontano dal contatto con l’esterno, un’oasi di pace dove ripiegarsi su sé stesso.

Spazio in cui purificarsi, liberarsi dal male e dal superfluo e riflettere (soprattutto in presenza di uno specchio), dove la realtà si trucca con l’apparenza ma anche  luogo del sesso improvvisato e furente, dei pianti indisturbati e l’epico cesso di trainspottinghiana memoria da cui riemerge l’antieroe contemporaneo. I riferimenti artistici al cesso sono però numerosi: secondo alcuni critici d’arte la prima versione del Pensatore di Rodin poneva il soggetto proprio su un cesso; poi ci sono L’Orinatoio di Duchamp, la celebre scena dell’Ulysses di Joyce con Bloom sul vater e la leggenda secondo cui Kerouac scrisse On the road su un rotolo di carta igienica in una sola notte (forse l’idea gli venne al cesso? ).

 

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