"La fontana" - Storie - La Scatola Nera blog letterario
Aprile inondava le strade di gialle cascate di pollini e il Sole scaldava i cassonetti stracolmi d’immondizia che cominciavano a esalare i loro primi fetori. Iris passeggiava e a causa dell’allergia primaverile le scorrevano due lacrime sottili dagli occhi: le attraversavano il viso, incontrandone gli zigomi incavati e le labbra assottigliate dal tempo, poi sparivano assorbite dalla pelle secca e rugosa.
Mentre camminava passò sotto le finestre inferriate di un palazzo fatiscente, una vecchia scuola elementare forse, e sentì un coro di bambini che cantava al suo interno. Sembrava che la melodia filtrasse, come l’umidità, attraverso le screpolature dell’intonaco, che nota dopo nota sgocciolasse oltre i muri anneriti dallo smog e che stesse per disperdersi nell’aria se Iris non fosse stata lì ad ascoltarla.
La passeggiata continuava e Iris raggiunse la villa comunale al cui interno c’era un vecchio giardino all’italiana che di italiano aveva ormai solo l’incuria; imboccò un viale assediato da cespugli di anonime erbacce e sbucò in una piazzetta. Al centro vi era una fontana: un tondo di marmo chiazzato di muschi e circondato a sua volta da un una vasca ovale che conferiva a tutta la struttura la forma di un occhio. Un occhio dalla cui pupilla pendevano filamenti di alghe come viventi rigagnoli consolidatisi durante la caduta, e dalla quale l’acqua zampillava con leggerezza, seguendo un moto circolare e continuo come quello della Terra su se stessa. Nella zona corrispondente all’iride nuotavano tristi pesci rossi ingrossati dall’abbondanza di cibo: si scontravano e così facendo variavano continuamente la traiettoria dei loro moti in cerca di un po’ di spazio dove poter vivere.
A un tratto Iris vide una bambina girare attorno alla fontana, poi raccogliere un mucchio di sassolini e gettarlo nell’acqua: un gesto istintivo, quasi impersonale, come mosso da un bisogno ancestrale di sovvertire il meccanico equilibrio introducendo qualcosa di pesante in quel perpetuo fluttuare. I sassolini affondarono, la bambina trotterellò via e due lacrime sottili scorsero ancora dagli occhi di Iris per poi essere nuovamente assorbite dalla sua pelle, come onde sulla sabbia calpestata dalla folla feroce dei giorni.

© Rodolfo Veneziani

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