Smell like teen spirit | Storie

Dormo. Mi sveglia un prurito fastidioso al naso. Spalanco gli occhi e ritrovo il mio corpo nella stessa posizione in cui l’avevo lasciato ieri sera, assieme a un nauseante sapore di ottimo whiskey torbato – perchè ok devastarsi il fegato, ma sempre con buone e costose bevande ad alto tasso alcolico.

Apro la finestra e lascio che la domenica, ovvero quell’odore di putrefazione che ogni sabato lascia dietro di sé, entri nella mia stanza. Mi arriva un whatsapp da un numero sconosciuto, “certo che ieri sei stato proprio un coglione”, ma cosa è successo ieri sera? Non ricordo nulla, ma poi cosa importa, i ricordi sono come i nomi, solo pesanti palle ai piedi.

Mentre aspetto che salga su il caffè accendo il PC, leggo un paio di necrologi su Facebook e faccio partire un documentario della BBC. Tra un leone che dilania i suoi cuccioli e uno stormo di uccelli migratori sento la moka che comincia a borbottare, allora spengo il fornello e vado al cesso per espletare i consueti bisogni corporali. Mi siedo sul water, mi accendo una sigaretta e il fumo e la merda cominciano a creare nel bagno quella puzza ben nota ai più fedeli tabagisti. Poi milioni di pensieri si riversano nella mente, colano giù a ondate assieme alle colate di diarrea che la notte brava ha portato in grembo. Me ne sto lì, sul mio trono dell’Ikea in attesa di una malinconica epifania mattutina che mi svolti la giornata e intanto mi godo l’istante solenne dell’evacuazione fecale, quel piacere supremo che provoca l’eliminazione delle tossine e che è pari solamente alla loro assunzione. Poi penso: che odore ha un’emozione?

Allora esco dalla mia tana e comincio a passeggiare tra la gente. Annuso l’aria a pieni polmoni come un’antenna in cerca di una frequenza sconosciuta e dopo un po’ sento la testa che mi pesa, vorrei non sentirla ma vorrei poter sentire tutto il resto… vorrei poter sentire… vorrei poter… vorrei. Passo davanti alla vetrina di un negozio di profumi, entro e chiedo al commesso e lui mi dice che quello che cerco “è tutto in questo flacone”, ma io non gli credo e inizio a correre rabbiosamente. Raggiungo una chiesa che sembra fatta di polvere, entro e chiedo a un prete e lui mi dice che quello che cerco è nell’aroma della cera sciolta e dell’incenso, ma non gli credo e ricomincio a corre con sempre più rabbia e fame. Raggiungo un cinema e la maschera mi dice che quello che cerco è nelle lacrime di quella spettatrice tra le prime file della sala. Mi avvicino ma il liquido è come l’acqua, inodore, e non percepisco nulla, solo il ricordo di qualcosa di salato nella bocca.

Ho fatto molta strada e sono stanco, si sta facendo tardi e uffa! non ho ancora capito che odore ha un’emozione! Proverò in un’altra città, in un altro Paese, intanto mi lamento come un gatto in calore, mi lecco le ferite, poi piscio su una rosa e svanisco nel tramonto.

© Rodolfo Veneziani

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